Selezioni a Selezione Birra

SelezioneBirraTerzo e ultimo articolo dedicato alla manifestazione sapore 2012, terminata ieri.
Questa volta voglio parlare di uno, fra i tanti birrifici presenti alla fiera, che mi ha colpito di più e di una delle migliori birre che ho provato tra i vari stand dei birrifici italiani.
Prima di partire mi ero prefissato di dedicarmi agli assaggi dei birrifici che non conoscevo, o quantomeno provare quelli appena apparsi sul mercato, ma non mi ero ancora reso conto di quanto poteva essere dura una giornata tra gli stand di selezione Birra, e alla fine tra il bere qualcosa con birrai amici, fare quattro chiacchiere con chi stava dietro le spine e riassaggiare grandi classici del movimento birrario italiano sono un po’ venuto meno al mio programma di assaggi.
Purtroppo tutte le birre sono tate servite in bicchieri di plastica, quindi l’esame visivo, olfattivo e gustativo è stato enormemente penalizzato, ma nonostante ciò tutte le birre assaggiate hanno espresso il loro carattere principale.
Tra i birrifici emergenti (anche se non era la prima volta che partecipava a Rimini) che meritano di essere menzionati, quello che mi ha colpito più di tutti è stato il birrificio San Giovanni di Roseto degli Abruzzi.
Il simpatico e disponibilissimo Lamberto, ci ha raccontato che dopo una lunga esperienza da hombrewer ha deciso di fare il salto di qualità e aprire il birrificio insieme con altri due soci.
SanGiovanniLe birre, tutte quante con marchio “A Modo Mio”, sono ben fatte e tutte in linea con lo stile cui appartengono, ovviamente non prive di difetti, ma sicuramente un’ottima base da cui partire.
Il birrificio attualmente propone una pils, una scotch ale, una ipa, una torbata e una blanche.
I nomi non sono difficili da ricordare, infatti, il birraio ha scelto di chiamare le birre in base al loro stile, in modo da semplificare la vita agli assetati bevitori di birra.
Vediamole nel dettaglio.


La pils si è presenta brillante e con un bel colore giallo paglierino, come giusto che sia al naso spiccavano profumi di erbaceo, fieno e di fiori bianchi. Portandola in bocca un amaro pronunciato, ma gradevole, dato dai luppoli nobili, la rendono un birra pulita e di facile beva.


La seconda birra assaggiata è stata la Scotch Ale, una tipologia poco presente nella maggior parte dei birrifici italiani.
Ambrata, con forti note di malto e caramello, un gusto delicato di malti tostati e un leggero retrogusto di legnoso nascondono la bassa gradazione di questa birra che ha solamente 4,8% vol.; econdo me una nota più forte di alcool e di torba non stonerebbero, e le regalerebbero più rotondità, ma comunque è già un buon prodotto.


La Ipa invece, che forse si trova a cavallo con il mondo delle apa, è anch’essa  una birra ben fatta.
Colore ambrato scarico, con profumi di frutta esotica, in bocca scatena tutto l’amaro e l’astringenza tipici di una ipa, con un lungo finale che mantiene l’amaro anche in gola per più di qualche secondo. Ottima.


Ultimo assaggio è stata invece, secondo me, la top della gamma: La Torbata.
Dal colore scuro e opaco con intensi profumi di cacao e di affumicato, dati dalla tipologia di malti torbati utilizzati. E’ una birra ben equilibrata, di medio corpo, cha anche in bocca ripercorre ciò che avevamo sentito al naso; torba, affumicato, cacao amaro, ma nonostante questi sentori impegnativi,  risulta molto gradevole e appagante, merito anche di un grado alcolico non decisamente elevato (6% vol.)


Complimenti al birrificio san Giovanni, che sarà sicuramente una delle prossime mete di BeerTravels

amiataLa birra che invece mi ha più colpito, lasciandomi veramente a bocca aperta è stata una chicca assaggiata quasi sottobanco allo stand del birrificio Amiata: La Dea Madre.
La dea madre è una birra che è prodotta lasciando invecchiare la birra all’interno di caratelli per il vin santo.
La birra che nasce da questo insolito accoppiamento è di un colore ambrato scarico, quasi un arancio scuro, con pochissimo gas e un corpo importante. Portandola al naso si percepiscono subito profumi di miele, frutta sotto spirito, caramello,  e liquore. Anche all’assaggio la dea madre mi ha stupito con la complessità di sentori, anche qui il liquoroso la fa da padrone, merito ovviamente del vin santo, ma anche le note zuccherine, di candito e di alcol fanno la loro parte.
Una birra eccezionale, presentata pe la prima volta al pubblico proprio durante la fiera.
Compimenti quindi anche al birrificio Amiata e a tutto il suo staff, con la speranza di aver presto tra le mani una bottiglia di Dea Madre un vero concerto di profumi e sapori per il nostro naso e per la nostra bocca.





Simone Reggi

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