L'accisa e Altri Mostri

MostriMi è capitato di notare, da un po’ di tempo, che tutti quelli che si dilettano con la birra artigianale, chi più, chi meno, dal maestro di cerimonia, gran bevitore amante di stili estremi, fino al teenager di primo pelo, o meglio di prima IPA, inveiscono contro il prezzo troppo alto della birra, riempendosi la bocca con una parolina: accisa.
Facciamo un passo alla volta. Che cosa è l’accisa? quanto è in percentuale sul prezzo della birra? Chi ne controlla il pagamento? Tutte risposte che potete trovare facilmente in rete e che non riporto qui per non dilungarmi troppo; basti dire che “Per accisa, in scienza delle finanze si intende una imposta sulla fabbricazione e vendita di prodotti di consumo”…”È un tributo indiretto che colpisce singole produzioni e singoli consumi. È indiretto perché il produttore, che paga il tributo, la gira al consumatore” (fonte Wikipedia).
Se volete altre info, potete cercare spiegazioni più dettagliate su siti che trattano di birra o sui siti degli organi statali competenti. Tra tutti consiglio www.salvalatuabirra.it nato apposta per arrestare l’aumento dell’accisa e per dare informazioni sull'argomento.
Tra poco più di trenta giorni, oltre ad essere natale e oltre ad entrare nel nuovo anno, ci sarà l’aumento (previsto) dell’accisa sulla bevanda di Cerere, precisamente del 12.6%. Ma è veramente l’accisa l’unica causa del prezzo elevato della birra in Italia? da quanto condiviso con amici, publican e birrai, no.
 
I Trasporti
Spesso non sono considerati dal consumatore finale, ma il costo Kegsdel trasporto per far arrivare la mia birretta preferita al beershop sotto casa, lo paghiamo. Anche se in una percentuale bassissima il prezzo della singola bottiglia, o bicchiere di birra che consumiamo contiene anche il costo che il rivenditore (pub, negozio, ristorante, ecc.) ha dovuto sostenere per avere disponibile quel determinato prodotto. Ciò, è però un vantaggio per il consumatore, che ha più scelta e ha la possibilità di arrivare a prodotti non facilmente reperibili in modo autonomo. Un’ alternativa è acquistare le birre direttamente presso il birrificio, cosa che noi di BeerTravels spingiamo da anni, oppure se non vi volete imbarcare in viaggi rocamboleschi potete fare affidamento a uno dei numerosi GAS, gruppi di acquisto solidale che da un po’ di anni si pongono a metà strada tra il produttore e il consumatore, riducendo le spese di spedizione. Che io sappia non esiste un GAS per la birra, e spero che qualcuno lo metta in piedi presto. Va detto però che acquistare birra tramite canali “moderni” (beershop online, gas ecc.) è funzionale solo se siete disposti a rinunciare al fascino di una birra al pub o in un locale.
 
Il Costo delle Materie Prime
Anche se negli ultimi tempi, birrifici, birrai e home brewer stanno iniziando a produrre "in casa" le materie prime necessarie per la realizzazione della birra, la maggior parte degli ingredienti necessari a creare la nostra bevanda preferita, proviene dall’estero. Malti e luppoli acquistati in Germania, Belgio, est Europa, USA sono un esempio lampante di prodotti importati. Anche qui, al costo del prodotto finale vanno aggiunte le spese di spedizione, di stoccaggio che sicuramente sarebbero minori se l’Italia fosse ricca di piantagioni di luppolo o di malterie. Ma noi abbiamo altro, quindi alla fine non ci possiamo lamentare molto.
Piccola nota: negli ultimi anni sono nati i birrifici agricoli, di cui si è ampiamente parlato in passato, ovvero birrifici in grado di realizzare birra quasi esclusivamente con materie prime autoprodotte.
 
I Contenitori
purtroppo un altro costo da aggiungere al prodotto finale è quello riferito alle spese fatte per l’acquisto di bottiglie e fusti. Purtroppo, salvo che non abbiate la possibilità di spillarvi la birra direttamente dall’impianto, bottiglie e fusti (keg) sono fondamentali nella filiera del commercio della birra artigianale.
In alcuni stati ci sono campagne a favore del riutilizzo di contenitori vuoti (bottiglie) che se riconsegnate al birrificio o al rivenditore, sono scambiate con un buono acquisto o addirittura pagate, ma spesso la procedura di lavaggio, pulizia sterilizzazione costa al birrificio più di acquistare nuove bottiglie.
Per quanto riguarda i fusti invece, negli ultimi anni stanno prendendo piedi i keg di plastica (PET), più economici, leggeri, con le stesse caratteristiche del classico fusto in alluminio o acciaio, riciclabili (non riutilizzabili) e con un costo minore.
 
INPSI Dipendenti
La birra purtroppo non nasce da sola e a meno che il birraio non abbia qualche super potere, si avvale di collaboratori che lo aiutano nei vari procedimenti di birrificazione. Dalla cotta vera e propria, all’imbottigliamento/infustamento, alla pulizia degli impianti e del birrificio fino a mansioni prettamente più burocratiche e commerciali. Il costo di un dipendente, sia esso un collaboratore, uno stagista, un consulente, ha dei costi che sono uguali agli stessi costi che ha una multinazionale, solo che, come potete immaginare, l’impatto che tali costi hanno su una grande azienda è di gran lunga differente su quello che può avere su un birrificio artigianale. Purtroppo però questo non è un problema che riguarda il mondo della birra artigianale, ma tutto il nostro bel paese, quindi credo che in questo caso ci sia poco o nulla da fare. Resta il fatto che i birrifici ci pensano due volte prima di assumere qualcuno.
 
Le Strutture
Noi di BeerTravels che amiamo viaggiare e andare trovare i birrai direttamente presso i birrifici, di strutture, ne abbiamo viste un po’ e possiamo dire che sono pochi i birrifici che possiedono la struttura in cui producono birra. Molti sono in affitto e molti hanno investito molto su l’acquisto di un magazzino o uno stabile adatto a ospitare un birrificio. Anche qui i costi ci sono, e pure alti e a meno che il birrificio, inteso come azienda, non decida di utilizzare il garage del birraio, questi costi saranno sempre presenti nei conti che il birrificio deve fare alla fine del mese.
 
Il Nostro Background
L’Italia non è un paese con una grande storia alle spalle in fatto di birra e la maggior parte delle volte che si parla con dei turisti sulle eccellenze enogastronomiche italiane, il protagonista è il vino e non la birra.
E nonostante, oggigiorno, i birrifici siano cresciuti in modo esponenziale, e i prodotti brassicoli italiani siano famosi nel mondo, la birra artigianale è vista ancora come una prodotto di nicchia, quasi nascosto al grande pubblico, ed è proprio per questo che lo stato sa di potersene approfittare, poiché, prodotto di qualità a cui i veri amanti e appassionati non potranno mai rinunciare.  Smettereste di acquistare birra artigianale se il prezzo finale lievitasse a causa delle accise? io sinceramente no.
Situazione ben diversa quella del vino, che neanche viene sfiorato da tassazioni e accise varie.
 
La Gloria!
E’ inutile dirlo: fare la birra è un lavoro. Da centinaia di anni gli uominiGloria sopravvivono praticando il mestiere del birraio, e ancora oggi è lecito, anzi è doveroso che un birraio raccolga i frutti della sua fatica. Certo fare la birra è divertente, si beve, si incontra gente, si partecipa ai festival, si viaggia, ma non di solo “birra” vive l’uomo. Tempo, denaro e sacrificio sono alcuni degli ingredienti che i birrai, che a volte preferiscono essere chiamati mastri, a volte no, utilizzano per produrre una delle più antiche bevande del mondo, e forse anche la prima. La Birra con la B maiuscola.
Quindi è anche giusto che in quegli euro spesi per acquistare la nostra bevanda preferita, una parte vada anche a chi quella birra, l’ha ideata, fatta nascere, coccolata e servita.
 
 
Simone Reggi
 

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