Imbocca - Mini Tour Enogastronomico a Centocelle

 
Imbocca
 
Mentre Domenica l’Italia decideva sul proprio futuro, in quel di Centocelle si concludeva la prima edizione di Imbocca, l’evento enogastronomico ideato da Deacomunicazione Eventi e Ciak si Cucina che mira a promuovere negozi ed attività di quartiere che hanno come scopo quello di proporre prodotti di qualità, spaziando tra formaggi, vini, birre, piatti elaborati o gustosi panini artigianali.
La prima tappa si è svolta appunto a Centocelle, storico quartiere popolare della capitale che ultimamente sta vivendo una rinascita con tantissimi locali di qualità.
Noi di BeerTravels siamo stati selezionati come media partner dell’evento e abbiamo avuto la possibilità di essere ospiti in ben due locali aderenti all’iniziativa, entrambi locali, ovviamente, che fanno della birra e della cucina il proprio punto forte.
 
MadHop
 
Primo locale dove siamo “imboccati” è stato il Mad Hop, locale di stampo moderno gestito da ragazzi giovani e dinamici che hanno puntato tutto sulla produzione di birra in loco, infatti il Mad Hop è un autentico brew pub, ovvero un locale che produce interamente la propria birra in un impianto in loco per poi servirla direttamente alle spine.
L’impianto di 200 litri è visibile all’interno del locale e il passaggio dai tini di fermentazione all spine è pressoché immediato. Ovviamente oltre alle produzioni del Mad Hop è possibile trovare anche altre birre di birrifici artigianali e una selezione di birre in bottiglia.
La proposta dei ragazzi del Mad Hop consisteva in un tagliere composto da una millefoglie di zucca mantovana cruda, cotechino con polenta e stracciatella, patate al cartoccio più una selezione di affettati, mentre in abbinamento al tagliere proponevano tre assaggi delle loro birre autoprodotte.
Tutto molto buono nel tagliere, in particolare la polenta con il cotechino e la millefoglie di zucca, croccante e agrodolce.
Oltre alle tre birre abbinate al tagliere ho avuto modo anche di assaggiarne altre dalle persone che erano con me, così da essermi fatto una idea completa della qualità e delle tipologie di birre che il Mad Hop offre ai proprio clienti.
Ho iniziato gli assaggi partendo dalla loro blanche, la Remember Rose, una birra dove i l gusto classico di cereali delle blanche viene nascosto, per lasciare spazio al citrico e alla speziatura.
Buona la Bitter Hop, una classica bitter inglese e la Orangemadnes la APA da 7% vol. della casa.
Non mi hanno molto convinto la Replay, la loro Kolch e la Mystipa, la IPA, entrambe con qualche piccolo difetto.
Discreta anche la Double IPA che, come ci raccontavano i ragazzi, non verrà prodotta nuovamente finché non avranno disponibili tutti gli ingredienti necessari.
Ultima e secondo me migliore delle birre prodotte dai ragazzi di Centocelle è stata la Natale al Mad Hop, una scotch ale di impronta natalizia dove si percepiscono malto al naso affumicato leggero in bocca, dato dall’aggiunta di chips di legno, ovvero trucioli che si aggiungono nella cotta per dare sentori legnosi e di affumicatura.
Non ero mai stato prima al Mad Hop, ma la passione e la voglia di fare dei ragazzi che lo gestiscono vale sicuramente la pena una visita e un assaggio delle loro birre, e anche se a volte si percepisce nelle birre la giovinezza del birraio, il locale rimane un punto fermo nella zona di Centocelle e uno die pochi brew pub capitolini.
 
MadHop1
 
BeerStyle
 
Dopo aver fatto visita ai ragazzi del Mad Hop mi sono spostato al Beer Style, altro locale situato nel quartiere di Centocelle, di tutt’altro stampo rispetto al Mad Hop, sia per offerta che per concezione. Qui la birra non viene prodotta in loco, ma la tap list e la selezione in bottiglie è di tutto rispetto, anche perché dietro al bancone e nella cucina ci sono vecchie conoscenze della scena della birra artigianale romana.
Per l’evento, Flavia, coadiuvata dal padre Francesco (che molti conosceranno come Il Presidente, per via dei corsi ADB, e oggi insegnate UDB) proponevano Louiseville Chicken Wings, ovvero alette di pollo affumicate con salsa bourbon e l’ormai famoso PulledPork, panino con spalla di maiale affumicata e sfilacciata, servito con BBQ e salsa Coleslaw tutto fatto in casa e preparato dai membri dello staff.
Ottime le alette, saporite, speziate e molto tenere, che ho apprezzato ancora di più grazie a Francesco che ce ne ha decantato la preparazione. A seguire è arrivato il Pulled Pork, anche questo artigianale al 100%. Tenero saporito e condito in modo perfetto, contenuto in un pane morbido ma allo stesso tempo fragrante è stato uno dei migliori Pulled Pork mangiati ultimamente. Veramente consigliato.
A seguire ci hanno viziato un po’ con un piccolo assaggio di Pastrami, anch’esso tenerissimo, delicato e di un bel colore rosato.
Ovviamente non solo il cibo è stato protagonista dell’evento, ma anche la birra. Infatti in abbinamento all’ottimo menù di stampo americano veniva proposta la Weizenbock di Gutman, dove i classici sentori di banana e crosta di pane delle Weizen vengono arricchiti di robustezza, profumi di malto e miele in bocca, tipico delle Weizenbock. A seguire ho voluto anche assaggiare qualcosa dalla tap list e dalla selezione delle bottiglie, e non sono rimasto deluso da una ottima Real ale e una improbabile ma molto molto buona IPA tedesca.
Di sicuro l’esperienza di chi gestisce il locale si sente molto, ma nonostante ciò l’ambiente del Beer Style riesce ad essere tranquillo e informale e se capitate dalle parti di Centocelle è sicuramente un tappa obbligatoria, sia per provare dell’ottima cucina in style USA sia per bere dell’ottima birra artigianale.
 
BeerStyle1
 
Grazie quindi a Deacomunicazione eventi che ci ha permesso questo piccolo viaggio tra la birra nel quartiere di Centocelle, e se non siete “imboccati” questa volta, ci si vede alla prossima tappa in un altro quartiere di Roma.
Potete vedere tutte le foto dei locali cliccando qui.
 
Cheers!
 
Simone Reggi
 

Birra Gourmet 2016

 
Taste of Excellence
 
Lunedì 23 Maggio alcuni membri dello staff di BeerTravels hanno partecipato a questo interessante evento organizzato da Taste of Excellence e Food Confidential, dedicato alla birra e agli abbinamenti gastronomici.
La kermesse si è svolta nella cornice dell’Ex Opificio in Via dei Magazzini Generali in zona Ostiense, Roma.
All’evento, che si è caratterizzato per la grande organizzazione e la minuziosità da parte degli organizzatori nel guidare addetti al settore e semplici appassionati, erano presenti diversi birrifici e distributori.
Le birre segnate sul taccuino sono state in particolare la Shangrillà di Troll, distribuita da Beerfellas Beerstribution, grande struttura e complessità, profumi esotici e sentori intensi e persistenti. Poi abbiamo assaggiato due proposte del birrificio Losa la “Chiara” e la “IPA” e abbiamo chiuso la giornata con Eastside, che ci ha colpito confermando l’ottima impressione di esperienze passate, con due sue creature: Spring Break un’American Wheat e Sunnyside, un’American Ipa.
Il perfetto connubio tra cibo e birra è stato concretizzato poi dalle sapienti mani e le idee degli chef accorsi all’evento, tra gli altri Marco Claroni dell’Osteria dell’Orologio, che ha strabiliato tutti con il suo tonno in crosta di malto e maionese al luppolo.
Un ringraziamento a Taste of Excellence che ci ha permesso di partecipare all’evento, e un arrivederci (speriamo) all’anno prossimo.
 
Taste of Excellence 01
 
tonno in crosta di malto
 
Matteo Falasca
 

 

 

Un Mare di Birra sul Prato 2016

 
Prato
 
Si è svolto domenica 24 Aprile il consueto appuntamento di primavera organizzato da alcuni tra i più noti pub della capitale, che per l’occasione trasferiscono baracca e burattini e si immergono nel verde per dar vita a uno degli eventi birrari tra i più apprezzati dell’anno… chiariamolo subito: le aspettative non sono state tradite neppure stavolta!
 
Per il 2016 la location selezionata è stata l’agriturismo 4.5 AgrIN appena fuori dallo smog cittadino lungo la consolare Ardeatina. Il posto è incantevole, con gli stand dei nostri amici publicans a dominare un’ampia distesa verde sulla quale il pubblico accorso in massa, nonostante il tempo minaccioso, ha potuto godere di una giornata diversa dal solito. Subito a ridosso delle spine, il fantastico Elettroforno Frontoni, che con il profumo della sua pizza ha messo alla prova la forza di volontà dei presenti… Nella zona sottostante, attrezzata di tavoli da pic-nic, l’altro mostro sacro dell’abbinamento cibo-birra, il Pork’n’Roll, che con i panini di Bonci ha placato la fame che un aperitivo cominciato nel primo pomeriggio aveva stimolato.
 
Tra gli stand dei locali erano presenti: Brasserie 4:20, Barley Wine, Birra Piu’, Birrifugio Trastevere, Buskers Pub, The Golden Pot Pub, Hop & Pork Cinecittà, King Arthur, Kombeer Birreria Artigianale, Le Bon Bock Cafè, Luppolo12, Luppolo Station, Ma che siete venuti fa, MadFor Beer Pub, Mastro Titta Pub, Il Serpente Pub, Stavio e Tree Folk’s – Whisky & Beer.
 
Le birre che abbiamo provato sono state la Ungespundet di Knoblach proposta dal Macchè, una Lagerbier bella grezza, poco carbonata, dal gusto amaro con note vegetali di campo, classico esempio di birra della Franconia, l’ideale per iniziare.
Vera chicca invece la Sour Ale proposta dai ragazzi del Mad for Beer, la Claudwater Lapsang Lichtenhainer, un’ acida con sentori affumicati, una divertente contrapposizione tra note dolci e salate: albicocca e limone, leggero piccante con carbonazione vivace.
Infine una delle mie preferite, essendo io un appassionato di vino oltre che di birra, la Filo Bianco, la IGA (Italian Grape Ale) del birrificioAurelio in collaborazione con la cantina Cento Corvi, un’alta fermentazione prodotta con aggiunta di mosto di Malvasia puntinata, un vitigno autoctono del Lazio, che conferisce una immediata nota vinosa alla birra e accentua i sentori di frutta a polpa bianca, grande freschezza e sapori intensi.
 
Se siete amanti dell’outdoor, il prossimo appuntamento all’aperto con i nostri amici publicans sarà a Luglio con l’altro grande appuntamento, il Summer Pool Festival.
 
Matteo Falasca
 

Fu Così che Birra del Borgo Divenne un "non artigianale"

 BDB02
 
Considero Il mondo della birra artigianale italiana come una grande famiglia. E come la maggior parte delle famiglie ci sono genitori e figli, fratelli e sorelle, nipoti, lontani zii o cugini acquisiti. Piccoli appena nati o vecchi coriacei. C’è chi vive la famiglia e chi si fa vedere una volta l’anno per le feste, insomma come una normale comunità d’individui.
E come per le normali famiglie, quando capita qualcosa d’inaspettato, inconsueto, strano a qualche membro di esse, tutti gli altri lo sanno subito, ne discutono, dicono la propria, alzano un polverone, litigano oppure si abbracciano…solo perché quello che sta accadendo ha toccato uno di loro, uno della famiglia, minando la propria stabilità.
Questo è per riassumere quello che è successo Venerdì 22 Aprile, quando Andrea Turco in veste di Cronache di Birra ha annunciato l’acquisizione di Birra del Borgo da parte della multinazionale AB InBev.
Non sto qui a spiegarvi chi è Birra del Borgo, né tantomeno a spiegarvi chi è AB InBev, ma essendo io stesso, Simone Reggi e BeerTravels, parte attiva di questa fantastica famiglia della birra artigianale italiana, mi sembra corretto esprimere le mie opinioni, essendo comunque un’associazione che si occupa di birra, viaggi e cultura.
Voglio però specificare che quanto scritto in quest’articolo è solo la mia visione personale, e gli altri membri di BeerTravels sono liberi di condividere oppure no quanto scritto.
 
Conobbi per la prima volta Birra del Borgo intorno al 2007/2008 e per BeerTravels quel piccolo stabilimento (Colle Rosso), in quel paesino tra Lazio e Abruzzo è stato la meta del primo viaggio. Era il 2009, e incontrai Leonardo Di Vincenzo pochi giorni prima di organizzare il viaggio, ma fu durante la visita al birrificio che mi resi conto di quanta passione c’era dietro a quell’ex chimico che ci raccontava con tanta emozione, la sua storia, la storia del birrificio e come veniva prodotta la loro birra.
Negli anni a seguire Birra del Borgo, volendo o no, è stata sempre presente nella mia vita, e nella vita della maggior parte delle persone legate alla birra artigianale. Sempre presente per bravura e disponibilità del birraio e del suo team, ottime birre prodotte o eventi vari, finche la notizia che quel birrificio di Borgorose non è stato acquistato da una multinazionale del settore birrario.
La cosa ha lasciato tutti di stucco ovviamente, così mi sono posto qualche domanda sul perché questa birra artigianale è entrata prepotentemente nella mia vita, cosa è per me la birra artigianale e perchè si differenzia tanto dalla birra industriale.
 
Bisogna dire che la vecchia scuola, la prima generazione di bevitori di birra artigianale sono gli ultimi veri romantici del movimento, e anche se forse appartengo alla seconda, o anche terza ondata di appassionati, un po’ romantico mi ci sento anch’io.
Ho sempre considerato la birra artigianale qualcosa di vero, umano, a differenza di prodotti industriali, dove qualcuno si occupa solo di pigiare qualche bottone e seguire step prefissati e sempre uguali.
Ovviamente ci tengo a dire che amo la birra artigianale, poiché prodotto ARTIGIANALE. Vale lo stesso per i formaggi, vini, salumi, olii, pane e tutto ciò che è legato a una produzione manuale, dove dietro c’è qualcuno che ci mette anima e cuore nel creare prodotti veri, buoni e genuini.
Amo conoscere la birra, il birraio, capire quanto del carattere di quel produttore è finito in una birra; o ancora visitare un birrificio, vedere e toccare con mano il posto dove tutti i giorni viene creato qualcosa, che poi finisce in bottiglia o alle spine di un locale chissà dove e che aggrega le persone, le fa divertire, ubriacare, a volte piangere o consolare. Mi perdo quando un birraio mi racconta la sua birra, con la stessa cura di un genitore che mi racconta di suo figlio. Ecco il motivo per cui è nato BeerTravels e perché dopo tutti questi anni sono/siamo ancora qui a cercare di spingere questa cultura.
Quando si compra o si beve artigianale, bisogna essere consapevoli di quello che si sta facendo. Cercare la birra perfetta è un’utopia, e se lo dico io che sono un beer hunter incallito, potete credermi. Se avete paura di birre cattive, piatte, con puzze o sapori strani, lasciate perdere. Le birre industriali a volte sono fatte meglio di tante produzioni artigianali, e statene sicuri, saranno sempre uguali, cattive, ma almeno costanti.
 
BDB01
 
Personalmente credo che continuerò a bere Birra del Borgo, né di più, né di meno. Considererò solo il birrificio un “non artigianale”, ma non un industriale. Ce ne sono tanti di esempi, e ce ne saranno sempre di più, soprattutto in Italia, dove le multi nazionali ancora non hanno iniziato a fare man bassa delle realtà artigianali.
Per quanto riguarda invece voi, e gli altri, mi sento solo di dare qualche piccolo consiglio, visto che di birra ne ho bevuta un po’ in questi anni, e non è poco che girovago per festival, birrifici ed eventi vari.
Se bevete birra artigianale perché siete dei puristi dell’aspetto artigianale della cosa, allora smettete di bere Borgo, ma non disdegnate home brewers e beer firm, perché loro sono sicuramente più artigianali. Non siate ipocriti.
Se bevete artigianale perché è di moda, nessun problema. Siete o sarete dei buoni finanziatori per i birrifici.
Se vi piace la birra artigianale per il gusto e non vi frega nulla di tutto ciò che ruota attorno, vi stimo. Adiamoci a prendere una birra insieme.
Se amate la birra artigianale perché vi sentite parte attiva di questo piccolo mondo, probabilmente ci troveremo presto a chiacchierare di nuove birre e birrifici in qualche festival.
Se amavate Birra del Borgo perché vi piacevano le loro birre, allora potete continuare a farlo, non cambieranno le loro ricette o la qualità dei prodotti, anzi, forse miglioreranno ancora e dubito che l’energia che muoveva Leonardo, BDB e il suo team svanisca in un contratto.
Comunque Birra del Borgo e le persone che ci sono dietro, a partire da Leonardo, non sono morti, sono solo passati a “miglior vita”, e li vedremo ancora in giro per il mondo e posso solo che augurargli un in bocca al lupo per questa nuova avventura.
 
Simone Reggi
 

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